La fede che si nasconde dietro la nazione: cattolicesimo, identità e nazionalismo
Un'analisi critica del rapporto tra cattolicesimo, identità italiana e nazionalismo: la difesa della fede, la libertà religiosa e il rischio di strumentalizzare le radici cristiane per finalità politiche e identitarie.
05 novembre 2026, di Mostafa Milani Amin
La difesa del cattolicesimo non può nascondersi dietro il nazionalismo né confondersi con la conservazione dell’identità italiana. La fede ha una vocazione universale e deve fondarsi sulla dottrina, sulla testimonianza e sulla libertà, non su strategie identitarie o pretese di perpetuare un’appartenenza religiosa nazionale.
Esiste, in una parte del cattolicesimo italiano, un atteggiamento che merita di essere affrontato con franchezza: quello di chi, dietro la difesa dell’identità italiana, sembra perseguire in realtà un obiettivo diverso, ossia impedire che l’Italia perda, o perda ulteriormente, la propria identità cattolica. Non si tratta di attribuire questa intenzione a tutti coloro che difendono le radici cristiane del Paese, ma di riconoscere una possibile strumentalizzazione dell’identità nazionale a fini religiosi.
Il timore di una progressiva decattolicizzazione del Paese può essere comprensibile. Nessuno può contestare ai cattolici il diritto di preoccuparsi della marginalizzazione della propria fede, di difenderne i principi e di auspicare che essa continui a esercitare un’influenza nella società. Ma proprio perché si tratta di una questione religiosa e dottrinale, dovrebbe essere affrontata apertamente per quello che è, senza ricorrere a rappresentazioni indirette o a battaglie identitarie che rischiano di nasconderne le reali finalità.
Se si vuole difendere il cattolicesimo, bisogna partire dal cattolicesimo: dalla sua dottrina, dai suoi fondamenti teologici e filosofici, dalla sua concezione dell’uomo, della verità, della libertà e della salvezza. Bisogna argomentare, spiegare, testimoniare e, soprattutto, confrontarsi. Presentare invece la difesa della fede come una battaglia per la conservazione dell’identità nazionale significa sovrapporre due piani distinti, facendo apparire come una rivendicazione culturale e patriottica ciò che è, nella sostanza, una rivendicazione religiosa.
C’è, inoltre, una contraddizione più profonda. Il cattolicesimo, per la natura stessa della sua vocazione universale, non può essere ridotto a una religione nazionale, né identificato con il destino storico di un singolo popolo. La sua pretesa di verità trascende confini, appartenenze etniche, tradizioni politiche e identità territoriali. Il nazionalismo, al contrario, tende a porre la nazione, la sua continuità e i suoi interessi al centro della propria visione. Sono dunque due prospettive che possono incontrarsi su alcuni valori o obiettivi, ma che non per questo coincidono. Anzi, quando l’appartenenza nazionale viene elevata a criterio superiore, può entrare in tensione con l’universalismo cattolico.
Ma la questione decisiva è un’altra, e riguarda il futuro dell’Italia: deve necessariamente rimanere cattolica per sempre?
La domanda non presuppone un giudizio negativo sul cattolicesimo, né nega la possibilità che esso sia, come i suoi credenti sostengono, portatore della verità assoluta. Invita piuttosto a distinguere la convinzione di possedere la verità dal diritto di imporla agli altri. Anche ammettendo, per ipotesi, che il cattolicesimo sia la verità assoluta, da ciò non discende automaticamente che la sua conservazione debba diventare un obiettivo da perseguire a ogni costo, né che qualsiasi mezzo sia giustificato in nome di tale fine.
La verità, se è davvero tale, non dovrebbe avere bisogno di travestimenti, espedienti o strategie dissimulate per affermarsi. Tanto meno dovrebbe essere imposta attraverso la manipolazione delle appartenenze collettive, facendo leva sul sentimento nazionale per ottenere un consenso che, se presentato apertamente come religioso, potrebbe non essere altrettanto ampio.
In definitiva, l’Italia non è destinata a rimanere cattolica in eterno. Chi vuole difendere il cattolicesimo lo faccia apertamente, sul terreno della dottrina e della testimonianza, senza confondere la difesa dell’identità nazionale con quella della fede, che si testimonia sinceramente e si propone liberamente, non si impone, né si conserva attraverso strategie che ne dissimulino le finalità.
Mostafa Milani Amin