Italia, sovranità incompiuta: dalla costante dipendenza geopolitica alla ricerca di una via autonoma
Storia della sovranità italiana, delle dipendenze geopolitiche e della ricerca di autonomia strategica.
02 novembre 2026, di Mostafa Milani Amin
Dall’Unità a oggi, il difficile rapporto dell’Italia con la propria sovranità: dalle alleanze asimmetriche alla dipendenza dalle grandi potenze, fino alla ricerca di un’autonomia politica, strategica e spirituale.
Dal 1861, anno della nascita del Regno d’Italia, la storia italiana è stata caratterizzata da una costante: la difficoltà di affermare una politica estera realmente indipendente dalle grandi potenze.
Dopo l’Unità, il nuovo Stato, militarmente ed economicamente più debole dei suoi alleati, cercò protezione e legittimazione negli equilibri europei, legandosi nel 1882 all’Impero tedesco e all’Impero austro-ungarico con la Triplice Alleanza, in una condizione di evidente disparità di forza e dipendenza strategica.
Nel 1915, dopo aver dichiarato la neutralità allo scoppio della guerra e aver negoziato con entrambi gli schieramenti, si schierò con Francia e Regno Unito, firmando il Patto di Londra in cambio di promesse territoriali. Entrò in guerra contro l’Austria-Ungheria nel maggio 1915 e contro la Germania nell’agosto 1916. Anche in questa occasione, le ambizioni italiane si affidarono al sostegno delle grandi potenze.
Con il fascismo, Mussolini esibì ambizioni imperiali, nazionalismo e aspirazioni da grande potenza. Ma dietro la retorica della grandezza italiana si nascondeva una crescente debolezza. Dopo aver cercato inizialmente di mantenere una propria autonomia diplomatica, il regime si legò progressivamente a Hitler. L’Asse Roma-Berlino, il Patto d’Acciaio del 1939 e l’ingresso in guerra nel 1940 resero l’Italia sempre più dipendente dalla Germania nazista. Nel 1943, dopo il crollo del regime, la Repubblica sociale italiana divenne di fatto uno Stato fantoccio sotto occupazione tedesca.
Conclusa la guerra, l’Italia, sconfitta e profondamente indebolita, entrò stabilmente nell’orbita statunitense. La NATO, le basi militari americane, la Guerra fredda e la dipendenza strategica da Washington ne condizionarono profondamente la politica estera. Anche nella Repubblica, la sovranità costituzionale non si è mai tradotta in una piena autonomia strategica.
Dopo la fine della Guerra fredda, questa condizione non è sostanzialmente cambiata. L’Italia ha continuato a muoversi all’interno dell’alleanza atlantica, spesso seguendo le scelte di Washington anche quando gli interessi italiani ed europei avrebbero richiesto maggiore indipendenza.
Oggi alcuni propongono di abbandonare la tradizionale subordinazione agli Stati Uniti per avvicinarsi al blocco eurasiatico, con Russia e Cina come principali riferimenti. Ma cambiare campo geopolitico non significa conquistare autonomia: significa sostituire una dipendenza con un’altra.
La vera alternativa è un’Italia capace di decidere autonomamente, senza padrini né protettori. Ma perché ciò sia possibile, deve prima esistere una cultura della sovranità, una consapevolezza politica e popolare e, se vogliamo spingerci oltre, una sua dimensione metafisica e mistica.
Più esplicitamente, la via della salvezza, non soltanto per l’Italia, ma per il mondo intero, risiede nella Realtà dell’Islam: non nelle sue rappresentazioni storiche, culturali e ideologiche, né nelle forme, nelle dottrine e nelle quiddità che gli uomini, e persino i suoi stessi fedeli, scambiano per la Realtà.
Occorre riscoprire la sua dimensione universale, ontologica, metafisica e gnostica, e la sua identità con il Principio, oltre le deformazioni e le interpretazioni umane. Non certo nelle sue versioni manipolate da gente come Magdi Allam e Oriana Fallaci, né in quelle oggi brandite da personaggi come Vannacci, Salvini e Sardone quale spauracchio elettorale.
Mostafa Milani Amin