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La tragedia di Modena e lo sciacallaggio elettorale di Salvini

Dopo la tragedia di Modena, Matteo Salvini sfrutta il caso El Koudri per rilanciare una narrativa contro l’Islam, tra polemiche, stereotipi e sciacallaggio elettorale.

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24 maggio 2026, di Mostafa Milani Amin


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Un post condiviso da Matteo Salvini dopo la tragedia di Modena ha rilanciato collegamenti generalizzanti tra violenza e Islam. Il caso El Koudri viene così inserito in una narrazione che rischia di alimentare stereotipi verso la comunità musulmana, nonostante i principi coranici richiamino rispetto, moderazione e convivenza civile.

Recentemente il ministro Matteo Salvini ha condiviso un post in cui, a partire dall’episodio di El Koudri legato alla tragedia di Modena, si insinuavano collegamenti tra comportamenti violenti e la religione islamica. Il contenuto contribuisce ad alimentare stereotipi generalizzanti nei confronti di una comunità ampia e variegata come quella musulmana.

Non è la prima volta che questo tipo di narrazione ricorre nelle sue comunicazioni pubbliche. Secondo le più recenti rilevazioni Ipsos, la Lega è stimata attorno al 5,8% nelle intenzioni di voto, uno dei livelli più bassi registrati negli ultimi anni, ben lontano dai valori superiori al 30% raggiunti nel periodo di massimo consenso del partito.

Detto questo, il Corano stabilisce principi fondamentali di rispetto e moderazione, richiamando i credenti a una condotta equilibrata nei confronti delle altre fedi e dei loro esponenti.

Innanzitutto, i musulmani non devono fare distinzioni tra i Profeti. Il versetto 136 della Sura al-Baqara (2) recita:

قُولُوا آمَنَّا بِاللَّهِ وَمَا أُنْزِلَ إِلَيْنَا وَمَا أُنْزِلَ إِلَىٰ إِبْرَاهِيمَ وَإِسْمَاعِيلَ وَإِسْحَاقَ وَيَعْقُوبَ وَالْأَسْبَاطِ وَمَا أُوتِيَ مُوسَىٰ وَعِيسَىٰ وَمَا أُوتِيَ النَّبِيُّونَ مِنْ رَبِّهِمْ لَا نُفَرِّقُ بَيْنَ أَحَدٍ مِنْهُمْ وَنَحْنُ لَهُ مُسْلِمُونَ

«Dite: “Crediamo in Dio e in ciò che è stato fatto discendere su di noi e in quello che è stato fatto discendere su Abramo, Ismaele, Isacco, Giacobbe e sugli Asbāṭ [i profeti della progenie di Giacobbe], e in ciò che è stato dato a Mosè e a Gesù e in tutto quello che è stato dato ai Profeti da parte del loro Signore. Non facciamo differenza alcuna fra loro e a Lui siamo sottomessi”»

Chi ha rispetto e fede nel Profeta dell’Islam deve dunque rispettare anche Gesù, Mosè e tutti gli altri messaggeri divini: insultare uno dei Profeti viola un principio centrale dell’Islam.

Inoltre, il Corano insegna che non si devono insultare le divinità o le credenze altrui. Il versetto 108 della Sura al-An‘am (6) recita:

وَلَا تَسُبُّوا الَّذِينَ يَدْعُونَ مِنْ دُونِ اللَّهِ فَيَسُبُّوا اللَّهَ عَدْوًا بِغَيْرِ عِلْمٍ

«E non insultate quelli [i dèi] che essi [i politeisti] invocano all’infuori di Dio, ché [in tal caso] essi insulteranno Allah, per ostilità ed insipienza»

Il principio è particolarmente significativo perché il Corano proibisce l’insulto persino verso gli idoli e le false divinità, non certo perché li consideri veri o degni di venerazione, ma perché l’Islam condanna in ogni caso l’insulto, la provocazione e la volgarità, soprattutto nel confronto religioso. Questo principio promuove così rispetto, moderazione e convivenza umana, civile e sociale.

Alcuni musulmani hanno poi accusato El Koudri di apostasia, ma anche questa lettura appare eccessiva, poiché, qualora le frasi attribuitegli fossero state effettivamente pronunciate, è possibile che ciò sia avvenuto in un momento di rabbia o alterazione e che l’individuo possa successivamente essersi pentito. Secondo la giurisprudenza islamica, comportamenti di questo tipo non sono infatti necessariamente considerati apostasia.

È importante ricordare che l’episodio riguarda un singolo individuo e non può né deve essere generalizzato all’intera comunità musulmana. La generalizzazione di casi isolati a intere comunità è scorretta e fuorviante. I principi coranici affermano il rispetto verso tutti i Profeti e verso le fedi altrui, confermando che la violenza e l’offesa indiscriminata non rientrano negli insegnamenti islamici.

Mostafa Milani Amin

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