Il piegamento spaziotemporale: dall’Imam Sadiq a Einstein-Rosen
Il ṭayy al-arḍ nella tradizione sciita, il racconto coranico del trono della regina di Saba e il sorprendente parallelo con la geometria dello spazio-tempo nella fisica moderna.
24 ottobre 2026, di Mostafa Milani Amin
La tradizione esegetica sciita imamita, così come il modello matematico di Einstein e Rosen, descrivono il superamento delle distanze attraverso lo stesso concetto generale: il piegamento dello spazio-tempo.
Il ṭayy al-arḍ (طَيُّ الْأَرْض), espressione araba traducibile come «piegamento della Terra», appartiene alla tradizione spirituale sciita imamita e indica una modalità straordinaria di superamento della distanza, nella quale il trasferimento da un luogo a un altro avviene oltre i limiti del percorso ordinario. La sua immagine fondamentale richiama una domanda profonda: e se la distanza fra due luoghi non coincidesse necessariamente con quella che siamo abituati a misurare?
Nel Corano (27:38-40), il profeta Salomone chiede ai notabili chi possa portargli il trono della regina di Saba prima che giunga a lui in sottomissione. Un jinn ʿifrīt, una creatura soprannaturale descritta come potente, si dichiara capace di trasportarlo prima che Salomone si alzi dal suo posto. Ma un altro interlocutore, «colui presso il quale v’era una scienza del Libro», offre di portarlo prima ancora che Salomone batta ciglio. Il trono compare davanti al profeta, che riconosce nell’evento una grazia divina e una prova della propria gratitudine. La tradizione esegetica sciita imamita attribuisce all’episodio un significato particolare: la conoscenza concessa da Dio rende possibile un trasferimento che supera le modalità ordinarie dello spazio e del tempo. Per questo, il racconto viene collegato al ṭayy al-arḍ.
Un riferimento straordinariamente significativo si trova in un hadith dell’Imam Jaʿfar al-Ṣādiq, sesto Imam degli sciiti, vissuto nell’VIII secolo. Nel Tafsīr al-Burhān, il testo tramandato recita: «Mio padre diceva: la Terra fu piegata per lui; quando voleva, la piegava». Circa tredici secoli prima che Einstein e Rosen formulassero il loro modello matematico, una tradizione imamita descriveva già il superamento della distanza attraverso l’immagine del piegamento spaziotemporale.
Nel 1935 Albert Einstein e Nathan Rosen formularono infatti una struttura matematica oggi nota come ponte di Einstein-Rosen, che mette in relazione due regioni dello spazio-tempo. Per comprenderne intuitivamente la geometria, immaginiamo un foglio disteso: due punti lontani sulla sua superficie possono trovarsi vicinissimi se il foglio viene piegato fino ad avvicinarli. Il racconto coranico offre un riferimento sorprendente per riflettere su questa possibilità: assumendo una distanza di circa 1.900 chilometri tra Ma’rib, nell’antico regno di Saba, e Gerusalemme, e un intervallo ipotetico di appena 0,05 secondi, corrispondente a una rapidissima chiusura della palpebra, il trasferimento del trono richiederebbe una velocità media di circa 38.000 chilometri al secondo, pari al 12,7% della velocità della luce. Tale velocità è compatibile con le equazioni della relatività speciale, ulteriore conferma della consistenza scientifica del racconto coranico.
Il principio del piegamento della Terra, espresso secoli prima nell’hadith dell’Imam Jaʿfar al-Ṣādiq, richiama così il principio del piegamento spaziotemporale, descritto matematicamente dal ponte di Einstein-Rosen.
Mostafa Milani Amin