Zalone, Banfi in altra salsa
"Critica al paragone di Neri Parenti: Zalone non è un nuovo Sordi, ma richiama piuttosto Lino Banfi. Un segno del declino del cinema italiano, incapace di produrre un nuovo maestro.
27 dicembre 2025, di Mostafa Milani Amin
Il paragone di Neri Parenti tra Zalone e Sordi rivela più il declino del nostro cinema che la statura del comico pugliese: la vera eredità è quella di Lino Banfi, mentre l’Italia fatica a produrre un nuovo maestro.
Neri Parenti, regista noto per aver costruito la propria carriera sui cinepanettoni, ha recentemente affermato che Checco Zalone avrebbe avuto successo perché “è riuscito a rifare Alberto Sordi in un’altra salsa”. L’osservazione, più che una vera analisi critica, rivela l’iperbole tipica di chi proviene da un cinema popolare e commerciale, spesso accusato di superficialità, e tenta di legittimare un comico contemporaneo accostandolo a un colosso insuperato della commedia all’italiana.
Alberto Sordi ha incarnato l’italiano medio con una profondità antropologica e una corrosiva capacità di critica sociale, restituendo ritratti complessi, universali e duraturi nel tempo. Checco Zalone, invece, si muove su registri diversi: predilige l’ironia linguistica, la satira dei costumi contemporanei e una comicità popolare che ricorda più la cifra di Lino Banfi. Non è soltanto l’accento pugliese a suggerire un paragone, ma l’intera struttura del suo umorismo: il linguaggio come strumento di ironia, le situazioni quotidiane esasperate, la furbizia ingenua e la comicità immediata, accessibile e direttamente godibile dal pubblico.
In questo senso, Zalone si colloca più vicino alla tradizione di Banfi che a quella di Sordi. Se da Sordi eredita la capacità di evidenziare i vizi nazionali, da Banfi riprende la dimensione popolare e linguistica, la comicità di prossimità che parla direttamente al pubblico senza filtri. Accostarlo a Sordi significa forzare un confronto che non regge: il legame con Banfi, invece, coglie meglio la natura del suo successo, radicata in un approccio spiccatamente popolare e immediato.
Questi paragoni, tuttavia, raccontano anche una storia più ampia: quella del decadimento del cinema italiano contemporaneo, incapace di generare un nuovo Sordi e costretto a cercare maldestramente di “crearne uno” attraverso accostamenti impropri. È il segno di un’industria che fatica a produrre figure di pari statura e che, nel tentativo di colmare il vuoto, ricorre a paragoni sproporzionati. Checco Zalone è originale nella sua sintesi, ma non è “un nuovo Sordi”: è piuttosto l’erede di una comicità popolare che, da Banfi in avanti, ha saputo parlare al pubblico con immediatezza e ironia, senza mai raggiungere la profondità corrosiva e l’universalità del grande maestro della commedia all’italiana.
Mostafa Milani Amin